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 Il 39° rapporto Censis fa sperare

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Approfondimenti

Il 39° rapporto Censis fa sperare


Il 39° Rapporto sulla situazione sociale del Paese riflette "un insolito vigore" nel sistema socioeconomico, che fa sperare in una ripresa "impalpabile ma forse vicina".

Si moltiplicano le imprese e la loro capacità di internazionalizzazione, migliora la ricerca, aumentano i consumi immateriali, si recupera la partecipazione politica, si rafforza il ruolo della famiglia, "presidio di base" insostituibile. Se l'anno scorso il Rapporto Censis fotografava un Paese "in assestamento", ma con una grande paura del futuro e il desiderio di tuffarsi in un passato prossimo o addirittura remoto, la 39esima edizione riflette nei dati ma soprattutto nella disposizione del Paese qualcosa di nuovo che sembra positivo, anche se non ha ancora dei contorni ben definiti. L'espressione scelta per introdurre il Rapporto e spiegarne in estrema sintesi il significato è infatti "sul punto di...", "per indicare la soglia di una mutazione di cui non si possono ancora definire i contorni.
Si percepisce il desiderio di gettarsi alle spalle "un decennio intristito, passato a parlare di crisi e declino". "Il clima - rileva ancora il Censis - sembra cambiato, nel sistema socioeconomico circola una vibrazione reattiva, quasi un insolito vigore". Un fermento che l'Istituto di ricerca sottolinea eppure guarda ancora con un certo scetticismo, tracciando un parallelo con le eroine del melodramma che, sul punto di morire, cantano "in me rinasce...in me rinasce", per poi stramazzare al suolo definitivamente.
Spunti positivi. Ma gli elementi che fanno ben sperare, senza che per questo si debba già parlare di ripresa economica, che pure il Censis definisce "ancora impalpabile ma forse vicina", o di rinascita sociale, sono parecchi. Nascono molte nuove imprese, e tra i nuovi imprenditori comincia ad essere rilevante la presenza degli extracomunitari. Aumenta "il ruolo e la visibilità delle medie imprese anche sui mercati internazionali"; si consolida il mondo cooperativo e si riscontra una ripresa degli investimenti familiari nelle imprese.
L'eccellenza nella ricerca. E poi: "si riscontra una impennata nelle spese di pubblicità (tradizionale sintomo di preludio alla ripresa)"; c'è una ripresa dei consumi; le banche italiane stanno cominciando ad avvertire la competizione interna e soprattutto internazionale, e così il sistema finanziario, che "si avvia ad allinearsi a quello degli altri Paesi avanzati". Non ultima, si registra una "fioritura di eccellenze nella ricerca": a fronte cioè di pochi investimenti, si segnala "la capacità dei ricercatori e degli scienziati italiani di stare nelle reti scientifiche internazionali e nei grandi progetti di ricerca", con un'ottima capacità di produzione nelle diverse discipline. I comparti più vitali. Risultano particolarmente vivaci, con "un confortante incremento del valore aggiunto", molte imprese del comparto alimentare, della lavorazione in legno, della gomma, della ceramica e materiali dell'edilizia, dei prodotti in metallo, della farmaceutica e delle costruzioni. Significativa anche la crescita dei livelli di redditività nei settori dell'hotellerie e della ristorazione, dei trasporti, dei servizi logistici e informatici, dell'immobiliare.
La sfida della globalizzazione. In attesa di una strategia globale, se si vuole 'governativa', per competere con la globalizzazione, il Censis rileva una diffusa tendenza degli italiani a risolvere per proprio conto la questione, a "mondialeggiare" con investimenti, scelte di consumo, "avventure di nicchia", scelte di concorrere sul piano internazionale.
Il recupero dell'affettività e della partecipazione. Questo ritorno di fiducia degli italiani si riscontra anche in un "tendenziale recupero della partecipazione politica, per quasi quindici anni sacrificata alla verticalizzazione, personalizzazione o mediatizzazione della dialettica politica", e in una "scelta di recupero dell'affettività, di dar cioè tonalità emozionale ai vari comportamenti, individuali o collettivi che siano".
Il rafforzamento dei presidii sociali di base. A garantire ancora più che in passato stabilità e sicurezza sociale ci sono quelli che il Censis chiama "i presidii sociali di base". In primo piano la famiglia, "che sempre più tende a provvedere alla copertura delle ansie della vita", dalla casa di proprietà all'assistenza ai malati cronici. Ma contano anche associazionismo, volontariato e in qualche misura i poteri pubblici: "gli affanni arrivano - conclude il Censis - ma non ci trovano in desolata solitudine".
I consumi: più beni non durevoli e servizi. Il Censis ha riscontrato nel 2004 una riduzione dello 0,8% della spesa delle famiglie italiane per beni non durevoli (-0,4% per beni alimentari). Aumenta invece la spesa per beni durevoli: in particolare +2,9% per elettrodomestici, +3,4% per apparecchi tv, apparecchi fotografici, computer e hi-fi, +6,2% auto e moto. Per i servizi, si registra un boom di quelli legati alla comunicazione (+19,1%), un forte aumento di quelli legati ai consumi culturali e ricreativi (+7,6%). In generale, il Censis riscontra "una lunga deriva di orientamento della spesa delle famiglie verso i servizi e verso le attività che permettono di stare in rete, di spostarsi, di comunicare".
Aumentano i nuovi ricchi e i nuovi poveri. Come emerso anche da altre ricerche, in Italia aumentano i nuovi ricchi e i nuovi poveri. Qualche cifra: a fronte di un calo del 3,1% nelle vendite di auto, però le immatricolazioni di auto di lusso nei primi otto mesi del 2005 sono cresciute del 12,6%. Secondo le stime del World Wealth Report, gli italiani che detengono una ricchezza individuale superiore al milione di dollari sono aumentati nel 2004 del 3,7%, mentre secondo l'Associazione Italiana di Private Banking il numero delle famiglie italiane titolari di patrimoni superiori ai 500.000 euro in gestione è cresciuto dell'8%. Rilevante in questo senso il balzo di reddito dei lavoratori autonomi, +10,1% negli ultimi quattro anni, a fronte di un misero +1,6% dei dipendenti. Le famiglie più ricche hanno a capo un imprenditore (+11,7%), un libero professionista (8,4%), commerciante o artigiano (14%), titolare di impresa familiare (12,5%). I lavoratori dipendenti rappresentano il 20,5%.
L'invecchiamento della popolazione. Sulla base delle previsioni demografiche, nel 2015 ci sarà un deciso sbilanciamento verso la fascia più anziana della popolazione. La fascia tra i 45 e i 64 aumenterà infatti di tre punti percentuali, attestandosi al 28,7%, mentre gli over 65 passeranno dal 19,5% attuale al 22,2%. Poco parlate le lingue straniere. Se per il 93% delle famiglie europee con ragazzi al di sotto dei 20 anni è importante apprendere almeno un'altra lingua europea, e per il 74,2% la conoscenza delle lingue permette di avere maggiori opportunità di lavoro, in Italia quest'ultima percentuale scende al 62,8%. Secondo un'indagine Censis, il 61,5% della popolazione non conosce alcuna lingua straniera.
Le donne svantaggiate. Nonostante le donne siano la maggioranza dei laureati (56,8% contro il 43,2%) e mostrino le performance più brillanti, sono anche le più insoddisfatte degli sbocchi occupazionali conseguiti (63,2%). A tre anni dal conseguimento della laurea, lavora con un contratto di collaborazione o a progetto il 17,1% delle donne contro il 10,6% degli uomini. Inoltre il tasso di attività femminile (che misura la propensione a partecipare direttamente all'attività produttiva) in Italia è fermo al 37,1%, superiore solo a quello di Malta (30,6%). Il Censis parla proprio di "spreco delle risorse femminili": le laureate dal 2000 al 2003 sono cresciute del 41% tra le coadiuvanti, del 62,2% tra gli apprendisti e del 45% tra gli operaie.
Il boom dell'intrattenimento. Il Censis definisce l'intrattenimento "nuovo motore dello sviluppo urbano", considerato che tra i consumi più gettonati del 2004 ci sono i servizi alla persona (tra i quali spicca la voce parrucchieri, con un 4,6% in più rispetto al 2003), e le attività ricreative, culturali e di ristorazioni. Il valore aggiunto attivato dal tempo libero in Italia ha raggiunto nel 2003 i 114,2 miliardi di euro, vale a dire un valore pari a più di tre volte di quello realizzato dal settore alimentari, bevande e tabacco e quattro volte quanto realizzato dal settore agricoltura.
Il problema sicurezza. Nonostante siano diminuiti dell'1,7% nel 2004 i reati denunciati alle forze dell'ordine, il Censis rileva il rischio di una ripresa dell'allarme sociale nei confronti della criminalità predatorio, accompagnato dal rischio che alcuni cittadini scelgano la strada dell'autodifesa, personale o organizzata, e che "gli extracomunitari vengano individuati come i principali responsabili dell'insicurezza e del degrado sociale". Milano in testa tra le province. Il 44% dei reati è denunciato in 10 province: al primo posto si trova Milano con 246.618 reati, pari al 10,2% del totale, seguita da Roma (214.444), Torino e Napoli. A rischio anche Bologna, Catania, Firenze, Genova.
Le difficoltà d'inserimento degli stranieri. Se nel primo semestre 2005 risultano presenti in Italia 189.836 titolari di impresa nati all'estero, dato che fa pensare a una crescente integrazione degli immigrati, si riscontra però una difficile integrazione delle seconde generazioni, soprattutto guardando al percorso scolastico, che rimane più difficile per gli stranieri. Negli istituti italiani sono rappresentate ben 187 cittadinanze (su 194 presenti in Italia). Nell'anno scolastico 2004-1005 gli alunni stranieri iscritti nelle scuole del nostro Paese sono stati 361.576, con un'incidenza del 4,2% della popolazione scolastica. Gli alunni stranieri in ritardo nella frequenza rappresentano una quota rilevante: nella scuola primaria nell'anno scolastico 2003-2004 si è raggiunto il 23% contro l'1,7% dei cittadini italiani, con un aumento progressivo nei vari anni di corso fino a raggiungere il 34,7% nel quinto anno, rispetto al 2,4% degli iscritti italiani.

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